In Città

Palazzo Speciale | 27/04/2018

Il Castello Ursino


Piazza Federico di Svevia ed il Castello Ursino con il suo museo

CASTELLO URSINO


Il Castello Ursino è una tipica fortificazione medievale, fatta costruire per volontà di Federico II di Svevia, con l’intento di costituire un punto d’appoggio per la difesa dal mare. Presenta una costruzione di forma quadrata (63 metri per lato) con torrioni agli angoli e due torri minori fra i lati di tramontata e ponente. Nella costruzione originaria, il Castello era circondato da un fossato e fornito di ponte levatoio, inoltre non presentava finestre ma solo altissime mura e feritoie.
L’ubicazione pianificata da Federico II e dall’architetto Riccardo da Lentini era la rocca Saturnia, dove sarebbero stati rinchiusi i martiri Alfio, Filadelfio e Cirino, nel 285 d. C. Si trovava, in passato, molto più vicina al mare, prima che l’eruzione del 1669 circondasse il Castello, senza danneggiarlo. La lava proseguì, poi, verso sud-est, allontanando il Castello Ursino dalla riva.
Per quasi tutto il corso del Duecento il Castello Ursino rimase puramente una fortezza sicura, ma verso i primi anni del Trecento divenne dimora dei sovrani Aragonesi che succedettero gli Svevi. La città di Catania, infatti, assistette alle corti di Pietro II d’Aragona e del figlio Ludovico e poi Federico il Semplice. Qui visse anche la regina Bianca. A questo periodo risalgono i lavori per la sistemazione della cappella dedicata a San Giorgio e della torre centrale a sud con la costruzione, in essa, di un ricco portale. Nello stesso periodo furono rivisitati gli ambienti del primo piano per essere adibiti ad appartamenti reali.
Quello regale fu il periodo di maggior lustro per lo storico Castello Ursino, al quale si guardava come centro propulsore della città: nel 1282, Pietro d’Aragona vi riunì un’assemblea, cui presero parte tutti i rappresentanti delle città della Val di Noto, per invitarli a resistere contro gli Angioini, nel 1283 vi convocò il primo Parlamento siciliano. Nel 1400 circa, fu la sede dei viceré spagnoli: Ximenes de Urrea, Ferdinando de Acuña, Ettore Pignatelli, Ferdinando di Gonzaga, Giovanni De Vega, Giovan Francesco Paceco duca d’Uzeda.
La successione nobiliare che ebbe seguito fra le mura di questo monumento apportò numerose trasformazioni al suo interno: furono costruiti solai e vennero sostituite le strette feritoie con delle più comode finestre e porte in pietra calcarea, molte delle scale furono modificate e fu costruita una scala esterna nel cortile. Per quanto riguarda la facciata, i viceré lo modellarono a palazzo nobiliare, fortificando i lati della città con opere guerresche e bastioni, in quanto all’epoca non si presentavano rischiosi attacchi provenienti dal mare.
Nel 1500 inizia la decadenza del Castello Ursino. La costruzione fu adibita a prigione e si ha testimonianza degli infelici rinchiusi, oltre che dai vari documenti, dai graffiti e dalle poesie ritrovate lungo i muri.
Nel ‘600 due eventi naturali scossero, letteralmente, il Castello: l’eruzione dell’Etna del 1669, che quasi lo sfiorò, poi il terremoto del 1693, che lo danneggiò gravemente su due lati.  Nel 1700 cominciano le riparazioni maggiori del Castello e vi fu collocata la guarnigione savoiarda di Vittorio Amedeo. In epoca napoleonica tornò ad essere una fortezza ma Ferdinando II di Borbone, in seguito, vi alloggiò la guarnigione, dando al Castello il nome di “Forte Ferdinandeo”.
Rimase una caserma fino al 1860 e fino al 1932 subì un grave stato di abbandono ed incuria, finché il comune di Catania non decise di restaurarlo per ubicarvi il museo civico, aperto nel 1934 e i cui lavori furono ultimati nel 2006.
Il primo piano del museo contiene sculture risalenti al periodo ellenistico e romano come la testa di efebo, del VI secolo a. C., la statua di Ercole del III secolo, il torso di Giulio – Claudio (Giove). Sono presenti anche dei frammenti decorativi appartenenti al Teatro e dei mosaici pavimentali di diverse aree di Catania.
Di pregio anche il cippo Cardaci, che riporta la scritta
«DM. S. Q ATILIO Q. F. CLA. SEVERO PRAEF. FABR. IIVIR. SVF POPVL CREATO»
e la porzione di decorazione risalente agli scavi della Porta di Carlo V.
Una toccante testimonianza del periodo in cui il Castello funse da prigione sono i due portali del XIII e del XV secolo sui quali si possono notare le firme, le poesie, i disegni, incisi dai carcerati.
Un’area del museo è dedicata anche ad una ricca collezione numismatica comprendente monete greche e romane.




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